SILENZI URBANI

Il complesso era attivo dal 1840 come studentato episcopale, ampliato nel 1955 con una nuova ala vicino alla chiesa,  e negli anni anche come scuola privata, con i primi 12 alunni, arrivando ad averne 206 nell'anno scolastico 1968/69. Il 7 marzo 1997, le istruzioni diocesane hanno deciso di chiudere la chiesa e la scuola privata, medie e superiori, autorizzata dallo stato. E' stato chiuso il 30 giugno 2001 a causa di difficoltà economiche legate al calo degli studenti.

Lasciato in stato di abbandono per 10 anni, c'è stato un tentativo di recupero per farne un hotel di lusso, ma il comune ha bloccato il tutto a lavori già avviati.

Ora si è in attesa di un'altro tentativo di riqualificazione.  

il convitto studentesco
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LA CHIESA
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1. Il tempo del seminario è costituito da ore di ricerca intensa di Cristo, di incontro con Lui e con un orizzonte: lasciarsi afferrare totalmente da Lui, per poi parlare, essere e vivere in Lui.

2. Il seminario non è un luogo, è molto di più! È un’esperienza irripetibile. Un’oasi nella quale il seminarista si va configurando a Gesù, spiegando idee e soprattutto affondando nel desiderio di essere discepolo di Cristo.

3. Come i Magi, il seminarista pone i suoi occhi sul Signore; lascia l’offerta della sua giovinezza o della sua vita di fronte a quel Bambino che, essendo giovane, sarà la salvezza dell’umanità. Come i Magi, il seminarista non deve perdere di vista “la stella della fede”.

4. Gesù ama la compagnia. Non vuole portare avanti l’annuncio del Regno in modo solitario. Il seminarista, allo stesso modo, si lascia accompagnare, amare e guidare da quanti convivono con lui: formatori, professori, compagni, sacerdoti, familiari…

5. Il seminarista sa che il suo lavoro è perfezionare la propria formazione spirituale, umana e culturale. Sono risorse alle quali dovrà ricorrere il giorno in cui, prostrandosi a terra, sarà sacerdote per Dio, al servizio della Chiesa e degli uomini.

6. L’amore e la conoscenza delle Scritture, l’amore per la Chiesa e la nozione della sua storia devono portare e spingere il seminarista a comprendere il Dio rivelato in Gesù Cristo.

7. Il seminario è un periodo propizio per forgiare la personalità del futuro presbitero, una tappa in cui si dissipano dubbi e timori e in cui, lungi da sentirsi prepotente, il seminarista contempla un Gesù umile che vuole far parte della sua esistenza.

8. Chi non scopre Gesù può parlare di Lui? È in grado di dare testimonianza del suo Regno e della sua giustizia? Vivere con Cristo, scendere nel più profondo del cuore, dev’essere per il seminarista un’avventura costantemente incompiuta. Non si finisce mai di abbracciare o di conoscere totalmente Dio. Il seminario promuove, incentiva con i mezzi necessari, il desiderio di conoscere sempre più Cristo.

9. Amare Maria presuppone il fatto di accogliere una delle ultime volontà di Gesù, “Ecco tua Madre”. Il seminarista non si sente solo sulla croce, nelle prove, nella notte oscura. Maria lo accompagna sempre nella sua ricerca. Lo sostiene perché sa che il seminarista ama e vuole seguire i passi di suo Figlio.

10. I Magi, dopo l’adorazione, sono tornati alla propria terra per un’altra via. Il seminarista, dopo un’intensa tappa di formazione, adorazione, conoscenza, preghiera e maturazione personale, deve tornare alla vita per vie molto diverse da quelle che desidera il mondo. Dev’essere, soprattutto, “alter Christus”.

Il decalogo del seminarista